Il costo dell’energia elettrica continua a pesare sui bilanci delle imprese, rendendo fondamentale il monitoraggio dell’andamento del mercato e l’individuazione di strategie per contenere la spesa. Il PUN Index GME è l’indice di riferimento del prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia e, nel 2025 il suo valore medio ha raggiunto 115,9 €/MWh, circa il 7% in più rispetto all’anno precedente. Le oscillazioni del prezzo, influenzate dal costo del gas e dalla disponibilità di energia elettrica rinnovabile, possono incidere direttamente sui costi di approvvigionamento delle imprese.
Per ridurre l’esposizione alla volatilità del mercato, le aziende possono valutare diverse strategie, tra cui l’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. ZGS Solutions, specializzata nella progettazione e realizzazione di impianti fotovoltaici industriali a tetto e a terra, chiavi in mano e su misura, approfondisce il funzionamento del PUN e le soluzioni per gestire i costi energetici.
Cos’è il PUN e perché oggi si chiama PUN Index GME
Il PUN (Prezzo Unico Nazionale) è stato per anni il principale riferimento per il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia. Dal 1° gennaio 2025, in seguito alla riforma prevista dal D.Lgs. 210/2021 e dal decreto MASE del 18 aprile 2024, il sistema di determinazione dei prezzi è cambiato.
Il PUN tradizionale è stato sostituito, come riferimento nazionale, dal PUN Index GME, un indice calcolato dal Gestore dei Mercati Energetici sulla base dei prezzi zonali, ponderati per le quantità di energia acquistate nelle diverse zone di mercato.
Il prezzo di riferimento dell’energia all’ingrosso
Il PUN Index GME è quindi l’indice che esprime il prezzo di riferimento dell’energia elettrica scambiata sul Mercato del Giorno Prima (MGP).
Il prezzo viene espresso in euro per megawattora (€/MWh). Per convertirlo in euro per kilowattora (€/kWh), l’unità di misura comunemente utilizzata nelle bollette, è sufficiente dividere il valore per 1.000. Per esempio, un prezzo di 100 €/MWh corrisponde a 0,10 €/kWh. Questo valore rappresenta il prezzo all’ingrosso di riferimento e non il costo complessivo che un’impresa paga per l’energia elettrica.
È importante infatti ricordare che il PUN non coincide con il costo complessivo dell’elettricità sostenuto da un’impresa, che comprende anche trasporto, oneri di sistema, imposte ed eventuali corrispettivi contrattuali.
PUN e prezzi zonali: perché l’Italia non ha più un prezzo unico
L’Italia è suddivisa in diverse zone di mercato, caratterizzate da specifiche condizioni di produzione, consumo e capacità di trasmissione dell’energia elettrica. Quando la rete elettrica non riesce a trasferire tutta l’elettricità necessaria da una zona all’altra, possono verificarsi delle congestioni di rete. E quando avviene ciò, il prezzo dell’energia elettrica può differire tra le diverse aree geografiche.
Le differenze di prezzo tra zone dipendono dalle infrastrutture di rete e dalle congestioni di trasporto:
- Nelle zone del Sud e delle Isole, dove l’influsso degli impianti ad alta penetrazione rinnovabile è massiccio, il prezzo orario d’asta tende ad abbassarsi visibilmente nelle ore centrali della giornata;
- Nelle zone ad alto tasso industriale del Nord, l’elevato carico di domanda crea maggiore pressione sul prezzo.
Come si forma il prezzo dell’energia elettrica
Il prezzo dell’energia elettrica si forma quindi attraverso l’incontro tra domanda e offerta nei mercati. In Italia, il principale riferimento è il Mercato del Giorno Prima, gestito dal GME, dove gli operatori presentano le proprie offerte di acquisto e vendita per le diverse fasce temporali.
Perché il prezzo dell’elettricità segue il prezzo del gas
Il gas naturale ha storicamente un ruolo importante nella formazione del prezzo dell’energia elettrica in Italia: le centrali termoelettriche a gas sono infatti tra gli impianti utilizzati per soddisfare la domanda elettrica. Quando il loro costo di produzione determina il prezzo marginale del mercato, le variazioni del prezzo del gas possono riflettersi direttamente sul prezzo dell’elettricità.
L’effetto può essere amplificato da altri fattori, come il costo delle quote di emissione di CO₂, la disponibilità degli impianti e le condizioni del mercato internazionale. Questo legame non è automatico in ogni ora: quando la produzione da fonti rinnovabili è abbondante e la domanda può essere soddisfatta senza ricorrere alle centrali a gas più costose, il prezzo può diminuire.
ZGS Solutions sottolinea quindi che, per le aziende, comprendere questa relazione significa riconoscere che il costo dell’elettricità è influenzato anche da dinamiche che vanno oltre il mercato nazionale.
Rinnovabili e ore del giorno: perché il prezzo può cambiare
L’effetto massiccio degli impianti fotovoltaici ha rivoluzionato il profilo giornaliero dei prezzi:
- Nelle ore centrali (11:00 – 15:00), l’elevata immissione di energia solare spinge verso il basso la curva dell’ordine di merito, abbassando notevolmente il prezzo dell’energia elettrica;
- Nelle ore serali (18:00 – 21:00), con il contestuale rientro a casa delle persone e l’accensione dei carichi residenziali, la domanda resta alta ma la produzione solare azzera. Per coprire il fabbisogno devono entrare in funzione quindi gli impianti a gas marginali, generando marcati picchi di prezzo.
Perché il PUN è così volatile
La volatilità dei prezzi dell’energia elettrica indica la rapidità e l’entità delle variazioni del prezzo nel tempo. Nel mercato elettrico, queste oscillazioni possono verificarsi anche nell’arco di poche ore. La ragione è legata alla natura stessa dell’elettricità: produzione e consumo devono essere mantenuti in equilibrio e l’energia non può essere immagazzinata su larga scala senza ricorrere a specifiche tecnologie.
Il PUN Index GME risente quindi di numerose variabili, alcune prevedibili e altre legate a eventi improvvisi.
Cosa determina le oscillazioni del prezzo dell’energia
I principali fattori che influenzano il prezzo dell’energia elettrica sono:
- Prezzo del gas naturale: il costo del combustibile utilizzato dalle centrali termoelettriche può incidere sul prezzo marginale dell’elettricità;
- Disponibilità delle fonti rinnovabili: la produzione fotovoltaica ed eolica riduce la necessità di ricorrere ad altre fonti, influenzando l’equilibrio tra domanda e offerta;
- Domanda di energia: i consumi cambiano in funzione delle attività produttive, degli orari di lavoro, delle stagioni e delle condizioni economiche;
- Condizioni climatiche: temperature estreme possono aumentare la domanda per il riscaldamento o il raffrescamento, mentre le condizioni meteorologiche influenzano la produzione rinnovabile;
- Capacità della rete: congestioni e limitazioni nella trasmissione possono determinare differenze di prezzo tra le zone;
- Contesto internazionale: tensioni geopolitiche, interruzioni delle forniture e variazioni dei prezzi delle materie prime possono influenzare il costo dell’energia elettrica anche in Italia.
La combinazione di questi elementi rende difficile prevedere con precisione l’andamento del prezzo nel medio e lungo periodo. Per questo motivo, le imprese particolarmente esposte ai costi energetici possono trarre beneficio da una strategia che non si limiti alla scelta del fornitore, ma consideri anche l’efficienza energetica e l’autoproduzione di energia elettrica.
Dal PUN alla bolletta di un’impresa: quanto incide il prezzo dell’energia
Il PUN è un riferimento importante per comprendere il costo dell’elettricità, ma non coincide con il prezzo finale pagato da un’impresa. La bolletta elettrica comprende infatti diverse voci, alcune legate direttamente all’energia elettrica acquistata e altre relative ai servizi necessari per portarla fino all’azienda.
Come si calcola il costo dell’energia in bolletta
Per le imprese con un contratto indicizzato al PUN, il prezzo della componente energia è generalmente determinato a partire dall’indice di riferimento, a cui il fornitore può aggiungere uno spread e altri corrispettivi previsti dal contratto. Il costo effettivo dipende quindi dalle condizioni sottoscritte e dal profilo di consumo elettrico dell’azienda. Oltre alla componente energia, la bolletta comprende generalmente:
- Spesa per la materia energia: include il costo di approvvigionamento dell’elettricità e le componenti commerciali previste dal contratto;
- Trasporto e gestione del contatore: comprende i costi per il trasporto, la distribuzione e la misura dell’energia elettrica;
- Oneri generali di sistema: finanziano attività di interesse generale del sistema elettrico, secondo le disposizioni normative;
- Imposte: comprendono le accise e, ove applicabile, l’IVA.
La ripartizione delle diverse componenti varia in funzione del tipo di utenza, dei consumi, del contratto e del periodo considerato. Per questo motivo, per valutare l’effettiva incidenza del PUN è necessario analizzare la bolletta e il profilo energetico della singola impresa.
Le imprese italiane pagano più della media europea?
Nel secondo semestre del 2025, per esempio, il prezzo medio dell’elettricità nell’Unione Europea per i consumatori non domestici con consumi annui compresi tra 500 e 2.000 MWh è stato di 18,37 euro ogni 100 kWh. Il dato non può essere automaticamente esteso a tutte le imprese, perché il prezzo effettivo dipende dalla dimensione dell’azienda, dai consumi e dalle condizioni contrattuali. Per le imprese italiane, il confronto con gli altri Paesi europei può comunque rappresentare un indicatore utile per valutare il contesto energetico e l’incidenza dei costi sulla competitività.
Il profilo orario dei consumi conta quanto il contratto
Un elemento spesso sottovalutato nell’analisi della spesa energetica è la distribuzione dei consumi elettrici durante la giornata: due imprese con lo stesso consumo annuo possono avere livelli di esposizione al prezzo molto diversi se utilizzano l’energia elettrica in fasce orarie differenti.
Un’azienda che concentra le attività produttive nelle ore centrali della giornata può avere un profilo di consumo più compatibile con la produzione di un impianto fotovoltaico. Al contrario, un’impresa che lavora prevalentemente di notte o che utilizza macchinari energivori in modo continuativo potrebbe avere una quota di consumi difficilmente coperta dalla produzione solare.
Per questo motivo, ZGS Solutions analizza il profilo dei consumi e la producibilità attesa dell’impianto per individuare la configurazione più adatta alle esigenze produttive dell’azienda.
Come stimare l’esposizione al PUN in tre passaggi
Per valutare l’esposizione di un’impresa alla volatilità dei prezzi energetici è possibile i tecnici di ZGS Solutions tendenzialmente eseguono tre passaggi:
- Analizzare i consumi, raccogliendo i dati relativi ai consumi elettrici, preferibilmente con una suddivisione oraria o per fasce. Queste informazioni permettono di individuare i periodi di maggiore fabbisogno e di comprendere come viene utilizzata l’energia all’interno dell’azienda.
- Verificare le condizioni del contratto: è necessario esaminare il contratto di fornitura per verificare se il prezzo è fisso o indicizzato, quale indice viene utilizzato e quali corrispettivi aggiuntivi sono previsti. In questo modo è possibile capire quanto le variazioni del mercato possano influenzare il costo effettivo dell’energia.
- Valutare le possibilità di autoproduzione di energia elettrica: una volta individuati i consumi elettrici e il livello di esposizione al mercato, è possibile valutare la fattibilità di un impianto fotovoltaico. Il dimensionamento deve tenere conto del fabbisogno energetico, del profilo orario, della superficie disponibile e delle caratteristiche dell’attività produttiva. L’obiettivo è individuare una soluzione che consenta di aumentare l’autoconsumo e ridurre la quantità di energia acquistata dalla rete.
Come proteggersi dalla volatilità dei prezzi dell’energia: le strategie per le imprese
Per un’impresa, proteggersi dalla volatilità dei prezzi dell’energia elettrica non significa necessariamente cercare il prezzo più basso sul mercato: una strategia efficace richiede un’analisi complessiva dei consumi, delle condizioni contrattuali e delle opportunità di autoproduzione.
Le principali leve a disposizione delle aziende sono la scelta del contratto, l’efficientamento energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Prezzo fisso o indicizzato: quale scegliere?
La scelta tra un contratto a prezzo fisso e uno indicizzato dipende dalle caratteristiche dell’impresa e dalle condizioni del mercato:
- Un contratto a prezzo fisso può essere adatto alle aziende che privilegiano la prevedibilità dei costi e desiderano pianificare con maggiore certezza il budget energetico. Protegge da eventuali rialzi imprevisti, ma include spesso un “premio di rischio” applicato dal fornitore che rende la tariffa iniziale più elevata;
- Il prezzo indicizzato consente di seguire l’andamento del mercato e può risultare vantaggioso nei periodi in cui i prezzi all’ingrosso diminuiscono. Allo stesso tempo, espone l’impresa a eventuali aumenti.
Non esiste una soluzione valida per tutte le aziende. La scelta dovrebbe considerare almeno tre aspetti:
- la quota della spesa elettrica sul totale dei costi aziendali;
- la capacità dell’impresa di assorbire eventuali aumenti;
- l’orizzonte temporale e le condizioni economiche del contratto.
In ogni caso, la scelta del fornitore non è l’unica leva disponibile. Ridurre il fabbisogno di energia elettrica acquistata dalla rete elettrica può contribuire a contenere l’esposizione al mercato, indipendentemente dalla formula contrattuale adottata.
Autoprodurre energia: il kWh autoconsumato non dipende dal prezzo di acquisto in borsa
L’autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili rappresenta una delle strategie che le imprese possono valutare per ridurre la dipendenza dalla rete elettrica nazionale.
Un impianto fotovoltaico consente di produrre energia elettrica direttamente nel sito aziendale e di utilizzarla per alimentare macchinari, impianti e altre utenze volendo anche in altri stabilimenti, attraverso l’autoconsumo a distanza.
L’energia elettrica prodotta e autoconsumata non deve essere acquistata dal fornitore quindi il suo costo non è direttamente esposto alle variazioni del PUN. Il vantaggio economico dipende da:
- la quantità di energia elettrica effettivamente autoconsumata,
- dai costi di investimento e gestione dell’impianto e
- dal prezzo dell’energia elettrica che l’impresa avrebbe altrimenti acquistato.
È importante distinguere tra energia prodotta ed energia autoconsumata: non tutta l’elettricità generata dall’impianto viene necessariamente utilizzata dall’azienda nello stesso momento. La quota non consumata può essere immessa in rete, secondo le modalità previste, ma la sua valorizzazione segue meccanismi differenti rispetto al risparmio ottenuto con l’autoconsumo.
Per questo motivo, il dimensionamento dell’impianto deve partire dai consumi reali dell’impresa.
Fotovoltaico a tetto o a terra: scegliere la soluzione in base ai consumi
Le caratteristiche dell’azienda e la disponibilità di superfici determinano quale configurazione impiantistica sia più adatta.
- Gli impianti fotovoltaici a tetto sfruttano le coperture degli edifici industriali, commerciali e produttivi. Rappresentano una soluzione da valutare quando le superfici disponibili, le condizioni strutturali e l’esposizione solare sono compatibili con l’installazione.
- Gli impianti fotovoltaici a terra, invece, possono essere realizzati su aree idonee e consentono di progettare la disposizione dei moduli in funzione delle caratteristiche del sito e delle esigenze elettriche dell’impresa.
In entrambi i casi, la progettazione deve considerare la producibilità attesa, i consumi dell’azienda, le caratteristiche della rete e le eventuali limitazioni tecniche e autorizzative.
ZGS Solutions progetta e realizza impianti fotovoltaici aziendali chiavi in mano e su misura, valutando le specificità di ogni progetto per individuare la configurazione più adatta.
ZGS Solutions: impianti fotovoltaici su misura per ridurre la dipendenza dalla rete elettrica
La volatilità del prezzo dell’energia elettrica rende sempre più importante per le imprese valutare strategie di lungo periodo per gestire i propri consumi elettrici ma l’autoproduzione da fonti rinnovabili può contribuire a ridurre la quantità di energia elettrica acquistata dalla rete elettrica e a rendere la spesa meno esposta alle oscillazioni del mercato.
ZGS Solutions progetta e realizza soluzioni innovative chiavi in mano e sartoriali, sviluppate in funzione delle caratteristiche tecniche e delle esigenze produttive di ogni azienda: dagli impianti fotovoltaici a tetto a quelli a terra, fino agli impianti solari termici, ogni progetto parte dall’analisi del contesto aziendale per individuare la soluzione più adatta ed efficace.
Contatta ZGS Solutions per valutare le opportunità di autoproduzione e individuare la soluzione più adatta alle esigenze della tua impresa.
FAQ
Cos’è il Prezzo Unico Nazionale (PUN)?
Il PUN è stato il prezzo di riferimento dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia. Dal 1° gennaio 2025, il GME pubblica però il PUN Index GME, un indice calcolato come media ponderata dei prezzi zonali in base alle quantità acquistate in ciascuna zona.
Come si calcola il PUN Index GME?
Il PUN Index GME viene calcolato dal Gestore dei Mercati Energetici come media dei prezzi zonali dell’energia elettrica, ponderata per le quantità acquistate in ciascuna zona di mercato. Il valore viene espresso in €/MWh e può essere convertito in €/kWh dividendo per 1.000.
Quanto incide il PUN sulla bolletta di un’impresa?
L’incidenza del PUN sulla bolletta elettrica dipende dal contratto di fornitura, dai consumi e dalle altre componenti della spesa energetica. Per le aziende con un contratto indicizzato, le variazioni del prezzo all’ingrosso possono influenzare direttamente il costo dell’energia acquistata. Per conoscere il peso effettivo è necessario analizzare la bolletta e le condizioni contrattuali.
Perché il prezzo dell’elettricità è legato al prezzo del gas?
Il prezzo dell’elettricità è spesso influenzato dal costo del gas perché le centrali termoelettriche a gas contribuiscono a soddisfare la domanda. Quando una centrale a gas determina il prezzo marginale del mercato, l’aumento del costo del combustibile può riflettersi sul prezzo dell’energia elettrica. L’effetto dipende comunque dalle condizioni di domanda e offerta e dalla disponibilità delle altre fonti di produzione.
Cosa conviene tra prezzo fisso e indicizzato?
Il prezzo fisso offre maggiore prevedibilità della spesa per il periodo concordato, mentre quello indicizzato segue l’andamento del mercato e può consentire di beneficiare delle diminuzioni del prezzo, esponendo però l’impresa agli aumenti. La scelta dipende dai consumi, dalle condizioni economiche dell’offerta e dalla capacità dell’azienda di gestire le variazioni dei costi.
Un impianto fotovoltaico protegge un’azienda dagli aumenti del PUN?
Un impianto fotovoltaico consente di autoprodurre energia elettrica e di ridurre i prelievi dalla rete elettrica nelle ore di produzione. L’energia elettrica autoconsumata non deve essere acquistata dal fornitore e, quindi, non è direttamente esposta alle variazioni del prezzo di mercato. L’efficacia della soluzione dipende dalla quota di energia effettivamente autoconsumata, dal profilo dei consumi e dal dimensionamento dell’impianto.